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Reshef
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mwkwReshef (in mwlaeblaita mwlq𒀭𒊏𒊓𒀊, mwlgRašap; in mwlwugaritico 𐎗𐎌𐎔, mwmaršp; in mwmqegizio mwmgršpw; in mwmwfenicio 𐤓‬𐤔‬𐤐‬, mwnaršp; mwnqin ebraico רֶשֶׁף‎?, Rešep̄) era una divinità mwngvicino-orientale (mwnwsiriana) legata alla mwoaguerra e alla mwoqpestilenza, originariamente adorata ad mwogEbla già a partire dal III millennio a.C.

Nell corso della mwpaXVIII dinastia Reshef (o mwpqReshep e mwpgResheph) fu introdotto in mwpwEgitto, forse al seguito dell'invasione degli mwqaHyksos, essendo poi accostato alla figura di mwqqSeth e venendo quindi annoverato nel pantheon egizio, probabilmente a causa della venerazione di cui godeva presso l'influente comunità siriana.

Il nome è presente come etimo in mwqwlingua ebraica con il significato di 'fiamma', 'fulmine' (mwramwrqSalmi, 78:48), da cui derivano significati figurativi, come 'freccia' (mwrgmwrwLibro di Giobbe, 5:7) e 'febbre che infiamma' (mwsamwsqDeuteronomio,32:24).cite-ref-1[1].

Reshef è generalmente raffigurato in forma umana, stante ed armato di lancia e scudo, nell'atto di brandire un machete o un'ascia sopra la propria testa. La barba appare acconciata secondo l'uso siriano, mentre sul capo indossa la bianca corona dell'Alto Egitto, dalla quale emerge una testa di gazzella sulla parte frontale. La presenza della gazzella - suo attributo caratteristico prevalente - connette iconograficamente Reshef al dio Seth, ma è il tebano Montu, dio della guerra anch'egli, a presentare con questo maggiori affinità. Per la sua capacità di controllare e scatenare malattie e pestilenze, presso i greci venne accostato ad mwuaApollo ed al vedico mwuqRudra, mentre le caratteristiche marziali e belligeranti di Reshef ne hanno spesso favorito l'occasionale paragone con le figure di mwugMarte e del dio babilonese della morte mwuwNergal.cite-ref-2[2] I fenici si riferirono a lui come mwwaResheph Gen ('Reshep del Giardino') e mwwqBaal Chtz ('Signore delle frecce'), mentre gli mwwgIttiti lo descrivevano come dio cervo o dio gazzella. A mwwwLarnaca (mwxaCipro), Reshef aveva l'epitteto di mwxqḥṣ, inteso come 'arco' da Javier Teixidor, che, di conseguenza, interpretava Resheph come dio delle malattie, comparabile ad mwxgApollo, le cui frecce portarono la peste contro gli mwxwAchei (mwyaIliade, I.42-55). Reshef compare anche in testi mitologici ugaritici come il poema epico di mwyqKirtacite-ref-3[3].

L'attitudine marziale di Reshef ed il suo temperamento bellicoso lo hanno reso adatto ad incarnare gli ideali regali di un'epoca in cui la potenza militare testimoniava il prestigio dei suoi monarchi; un esempio di ciò proviene dalla stele che Amenhotep II (mwzwXVIII dinastia egizia) fece erigere in prossimità della Sfinge di Giza, sulla quale Reshef ed mwaaAstarte sono raffigurati nell'atto di vegliare il faraone, mentre questi prepara i suoi cavalli per la guerra; ulteriori elementi comprovano la sua elevata posizione all'interno della gerarchia celeste: diversi epiteti lo riveriscono come 'Signore del cielo' o 'Signore dell'Eternità', mentre una regione delle sponde orientali del Nilo era conosciuta come ‘Valle di Reshep’. L'antica città di mwaqArsuf in mwagPalestina, ha conservato il nome di Reseph, anche se il suo culto è cessato da migliaia di anni.

Considerato lo sposo della dea mwbaQadesh e padre di mwbqMin (sebbene altre fonti lo identifichino come compagno della dea Itum), in veste di 'colui che esaudisce le preghiere' il culto beneaugurale di Reshef si diffuse presso tutti gli strati sociali, garantendo ricchezza e benessere ai propri devoti; in aggiunta a ciò, la potenza combattiva del dio poteva volgersi a contrastare le malattie che affliggevano la comune popolazione: il testo di un'antica formula mwbgapotropaica invoca il nome di Reshef, insieme a quello di Astarte, come rimedio all'azione del demone cui si attribuiva la causa dei dolori addominali. Nel suo duplice aspetto di divinità guerriera e guaritrice, capace di coniugare in sé le opposte polarità di vita e morte, Reshef era conosciuto in Egitto e nel vicino Oriente come Reshep-Shulman.

Contents

Note

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Note

cite-note-11. mweamweqStrong's Concordance
cite-note-22. Javier Teixidor, The Phoenician Inscriptions of the Cesnola Collection. Metropolitan Museum Journal 11, 1976, 65
cite-note-33. tabella 1/CAT 1.14, colonna 1, linea 18-20; tabella 2/CAT 1.15, colunna 2, linea 6

Voci correlate
Altri progetti

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Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) Resheph, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.